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GALVAGNO CONTRO LA POLITICA DEI PREGIUDIZI: «NON SONO MANCETTE, MA RISORSE PER I TERRITORI»

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La polemica della sinistra sui finanziamenti ai Comuni riapre una questione fondamentale. Può la Regione sostenere direttamente le comunità locali senza che ogni intervento diventi sospetto? Il presidente dell’ARS difende la scelta della maggioranza e richiama l’attenzione sulle necessità concrete delle amministrazioni. Perché dietro ogni finanziamento dovrebbe esserci un’opera, un servizio, un problema da risolvere.

Le dichiarazioni di Galvagno ad Adrano nel video di TVA:

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nel dibattito politico siciliano quando si arriva a parlare di risorse destinate ai Comuni. Da anni si denuncia la fragilità delle amministrazioni locali, l’insufficienza dei trasferimenti, la difficoltà di realizzare opere pubbliche e l’abbandono di interi territori. Poi, quando l’Assemblea regionale siciliana approva finanziamenti per consentire ai Comuni di intervenire sulle proprie necessità, una parte dell’opposizione li liquida con una parola: «mancette».

È proprio su questa contraddizione che si inserisce la posizione del presidente dell’ARS Gaetano Galvagno, intervenuto nel confronto politico per difendere la presenza dei finanziamenti territoriali nella manovra regionale. La questione non è soltanto parlamentare. È una questione di visione amministrativa e di rapporto tra istituzioni e cittadini.

  • LA DIFESA DI GALVAGNO: I COMUNI NON POSSONO ESSERE LASCIATI SOLI

Tra i passaggi più significativi della posizione espressa da Galvagno durante il dibattito parlamentare c’è un riferimento molto concreto, «Le misure destinate ai territori sono importanti, si tratta di interventi destinati ai comuni o, ad esempio, per ripristinare l’agibilità di alcuni edifici scolastici nei quali è crollato il tetto». Piuttosto che riparare le strade colabrodo, soluzione che i cittadini sollecitano quotidianamente.

Non è un dettaglio. È un modo diverso di riportare la discussione alla realtà quotidiana delle amministrazioni. Quando un edificio scolastico diventa inagibile, quando una struttura pubblica necessita di interventi urgenti, quando un Comune non dispone delle risorse per sistemare un’infrastruttura o riqualificare un’area urbana, il problema non è stabilire quale deputato abbia sostenuto il finanziamento. Il problema è trovare le risorse per intervenire.

La posizione di Galvagno parte proprio da questo presupposto, la Regione non può limitarsi a governare i grandi capitoli di bilancio dimenticando le esigenze specifiche delle comunità locali. È una considerazione che merita di essere presa sul serio. Perché la politica regionale non si misura soltanto attraverso le grandi strategie economiche, ma anche attraverso la capacità di dare risposte ai problemi che i cittadini incontrano ogni giorno.

  • IL PREGIUDIZIO DELLE «MANCETTE»

La definizione utilizzata dalle opposizioni ha una precisa funzione politica, mettere in discussione la natura stessa degli interventi e suggerire che dietro la distribuzione delle risorse si nasconda una logica di consenso elettorale.

È un’accusa che non può essere ignorata, soprattutto quando si discute di finanziamenti pubblici. Ma neppure può diventare una condanna preventiva di qualsiasi intervento territoriale. Un finanziamento a un Comune non è automaticamente clientelismo. Non lo è se serve a realizzare un’opera necessaria, se risponde a un interesse pubblico e se viene utilizzato attraverso procedure regolari.

Al contrario, anche un finanziamento formalmente legittimo deve essere sottoposto a verifica quando non presenta una motivazione convincente, quando non risponde a una priorità collettiva o quando manca una reale utilità pubblica. La differenza è tutta qui.

Definire indistintamente «mancette» le risorse destinate ai territori rischia di confondere il controllo politico con la delegittimazione di uno strumento che, se utilizzato correttamente, può rappresentare un’importante opportunità per le amministrazioni locali.

  • LA REGIONE DEVE ESSERE VICINA AI COMUNI

C’è un problema strutturale che la politica siciliana conosce bene, i Comuni sono spesso il primo presidio istituzionale al quale i cittadini si rivolgono, ma non sempre dispongono delle risorse necessarie per rispondere alle loro richieste.

Sono i sindaci e gli amministratori locali a dover affrontare le emergenze quotidiane, la manutenzione delle strade, il degrado urbano, le carenze delle strutture pubbliche, le difficoltà dei servizi sociali e le necessità delle scuole.

Pretendere che tutto questo venga risolto esclusivamente attraverso le disponibilità dei bilanci comunali significa non fare i conti con la realtà finanziaria di molti enti locali. Per questo il sostegno della Regione non dovrebbe essere considerato un’eccezione, ma una componente ordinaria di una politica di sviluppo equilibrata.

La Sicilia ha bisogno di una Regione capace di intervenire sui grandi investimenti, ma anche di ascoltare le esigenze dei territori più piccoli, quelli che spesso non hanno la forza finanziaria e amministrativa per affrontare autonomamente le proprie criticità. È in questa prospettiva che la difesa dei fondi territoriali da parte di Galvagno acquista un significato politico più ampio.

  • IL CONTROLLO È NECESSARIO, LA PARALISI NO

Naturalmente, sostenere il principio dei finanziamenti ai Comuni non significa consegnare alla politica una libertà incontrollata nella distribuzione delle risorse. La trasparenza deve essere una condizione irrinunciabile. I criteri di assegnazione devono essere comprensibili, gli interventi devono essere verificabili e i risultati devono poter essere misurati.

Le opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare, contestare e chiedere chiarimenti. Ma il controllo dovrebbe servire a migliorare il sistema, non a trasformare ogni finanziamento territoriale in un caso politico.

Anche la maggioranza, dal canto suo, ha una responsabilità precisa, dimostrare che le risorse approvate non siano semplicemente una somma di interventi distribuiti sulla carta, ma un programma capace di produrre risultati. È qui che si gioca la credibilità dell’intera operazione.

  • LA POLITICA SI GIUDICA DALLE RISPOSTE, NON DALLE ETICHETTE

La posizione espressa da Galvagno introduce un elemento che il dibattito politico dovrebbe recuperare, la necessità di guardare ai bisogni delle comunità prima di fermarsi alle definizioni utilizzate nella contesa parlamentare.

La Sicilia non ha bisogno di una guerra permanente tra chi distribuisce le risorse e chi le contesta. Ha bisogno di amministrazioni messe nelle condizioni di lavorare, di opere realizzate, di servizi efficienti e di investimenti capaci di migliorare la vita dei cittadini.

Il finanziamento pubblico non è un regalo della politica. È denaro della collettività che deve tornare alla collettività sotto forma di infrastrutture, servizi e opportunità. Per questo la difesa dei finanziamenti territoriali non può essere liquidata soltanto con uno slogan. Va valutata sulla base della loro funzione e dei risultati che saranno in grado di produrre.

Galvagno ha scelto di rivendicare il valore di questo strumento, contrapponendo alle accuse la necessità di sostenere concretamente i Comuni. Adesso la sfida è dimostrare che quelle risorse sapranno trasformarsi in interventi utili, trasparenti e realizzabili.

Perché un Comune che riceve le risorse necessarie per sistemare una scuola, recuperare una struttura pubblica, riqualificare un quartiere o migliorare un servizio non riceve una mancetta, riceve uno strumento per rispondere ai propri cittadini.

E forse è proprio questa la distinzione che la politica siciliana dovrebbe imparare a fare, prima di trasformare ogni euro destinato ai territori nell’ennesima occasione di scontro.