
La Sicilia prova a trasformare il proprio patrimonio animale equestre in una risorsa di sviluppo, inclusione e identità culturale. Il protocollo d’intesa siglato a Fieracavalli Verona tra Regione Siciliana, Veronafiere e Istituto Incremento Ippico rappresentato dal commissario
Ignazio Mannino.
Questo un passo importante per rafforzare gli Interventi Assistiti con gli Animali, un settore nel quale l’Isola occupa già una posizione di rilievo nazionale, con 11 centri specializzati e il 6,1% degli operatori italiani.
Non si tratta soltanto di valorizzare cavalli e tradizioni, ma di costruire nuove opportunità terapeutiche, educative e riabilitative, soprattutto per bambini, adolescenti e persone con disabilità. Ambelia diventa così uno dei luoghi strategici di questo percorso, dove competenze scientifiche, formazione e patrimonio equestre possono incontrarsi.
C’è poi il recupero dell’Asino Pantesco, una razza che rischiava di scomparire e che oggi conta 76 esemplari certificati. Il progetto di riportarlo a Pantelleria non è soltanto un’operazione di conservazione della biodiversità, ma una restituzione di identità a un territorio, con possibili ricadute anche sul turismo lento e sull’onoterapia.
Infine, la candidatura UNESCO delle arti, tradizioni e culture equestri italiane apre una prospettiva ancora più ambiziosa: riconoscere il ruolo storico della Sicilia nella storia evolutiva del cavallo.
La sfida, adesso, è passare dagli accordi ai risultati. Perché il patrimonio siciliano non può restare confinato nei comunicati istituzionali o nelle manifestazioni di settore. Deve diventare cultura, servizi, ricerca, inclusione e sviluppo concreto per i territori.
La Sicilia possiede una ricchezza che viene dal passato. La vera capacità politica e amministrativa sarà quella di trasformarla in un’opportunità per il futuro.