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Ferrovia delle Arance: L’intervento del direttore del Genio Civile di Catania Gaetano Laudani.Una riflessione che fa tremare il progetto di smantellamento

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Quello della Ferrovia delle Arance non è più soltanto un tema locale, è diventato un caso di interesse nazionale, perché riguarda una scelta infrastrutturale che potrebbe segnare in modo irreversibile il futuro di un intero territorio.

In questo contesto, il contributo dell’ing. Gaetano Laudani, direttore del Genio Civile di Catania, assume un particolare rilievo. Il suo intervento, da tecnico ma anche da conoscitore del territorio, pone questioni concrete, pianificazione sovracomunale, analisi costi-benefici, coinvolgimento dei Comuni interessati e possibilità di integrare ferrovia e mobilità ciclabile anziché contrapporle.

Sono temi che meritano di essere approfonditi in un dibattito pubblico vero, senza pregiudizi e senza decisioni calate dall’alto.

Anche alla luce degli interventi dell’eurodeputato Ruggero Razza, del sindaco di Adrano Fabio Mancuso e del sindaco di Motta Sant’Anastasia Bellia, che hanno richiamato gli aspetti amministrativi e politico-strategici della vicenda, e delle centinaia di interventi di associazioni, forze politiche e cittadini che hanno raccolto l’iniziativa del Comitato di difesa della Ferrovia delle Arance, appare evidente che la questione non può essere liquidata così. adesso prima di cancellare definitivamente una infrastruttura costruita dai nostri padri e dai nostri nonni. Abbiamo tutti davvero il dovere di indire un pubblico dibattito di confronto.


Il post dell’ing. Gaetano Laudani:

“Sui Social in questi giorni corre la notizia dell’approvazione di un protocollo d’intesa per la valorizzazione e la conversione in infrastruttura verde dell’ex sedime ferroviario Motta Sant’Anastasia – Regalbuto – progetto “Green Ways del Simeto”.
Mi permetto in punta di piedi di riportare qualche considerazione, tante volte esternata in pubblico nella veste di ex amministratore comunale ed in quella di semplice cittadino orgogliosamente ed ostinatamente legato al mio territorio ed alla mia gente.
La ferrovia è un’opera imponente, fatta con ingenti risorse e fatiche dai nostri progenitori tra il 1934 ed il 1952 (anno di inaugurazione dell’intera tratta), per anni ha costituito una risorsa straordinaria per il territorio dei comuni, serviva quasi esclusivamente al trasporto merci (soprattutto arance) di una parte importante del territorio catanese che si affaccia sulla piana di Catania.
Immaginiamo di doverla costruire oggi, quante fatiche, quanti anni, quante risorse occorrerebbero, le statistiche parlano di 5-15 milioni di euro per chilometro per ferrovie ad un binario su tratte con modeste opere d’arte (ponti, viadotti, intersezioni stradali, ecc..).
E noi cosa facciamo? La dismettiamo.
Siamo sicuri che sia la soluzione giusta?
Sembra quasi volessimo sbarazzarci in fretta di un oggetto “inutile” con la prima idea pratica e molto in voga in questi anni che ci viene proposta.
Non sarebbe il caso, di fronte ad una scelta così importante ed irreversibile aprire un dibattito, fare delle valutazioni attente sulla soluzione migliore da adottare, fare un’analisi costi benefici, approcciare il problema con il metodo, imprescindibile anche dal punto di vista normativo, della pianificazione sovracomunale.
Perché …. stiamo attenti …. per questo tipo di infrastrutture le scelte vanno condivise con tutti i rappresentanti istituzionali dei territori interessati.
Sappiamo cosa ne pensano i comuni di Catania, S.M. di Licodia, Biancavilla, Adrano, Regalbuto, Centuripe?
Abbiamo pensato che forse interloquire con la Circumetnea, potrebbe essere utile?
Ricordiamoci che il progetto per la realizzazione del People-Mover che dovrebbe collegare la Stazione della Metropolitana di viale dei Platani con piazza Caduti di Nassiriya è ancora in piedi. Pensare che un giorno la tratta possa raggiungere San Marco non è una follia, forse è un’idea ambiziosa, ma non irrealizzabile.
Peraltro la movimentazione su ferro non è necessariamente da immaginare come alternativa al Green Ways, ma integrativa. In molte parti del mondo bici e ferro si coniugano perché la ferrovia ha un percorso obbligato, ma dalle stazioni utilizzando le bici si possono raggiungere posti meravigliosi della pianura catanese.
Il mio non è un attacco all’iniziativa della Commissione Straordinaria, a cui va anzi dato il merito di aver aperto un tema importante che può scuotere le comunità dal torpore e dalla rassegnazione che a volte le attanaglia, ma un invito a riflettere, a confrontarsi, a coinvolgere nel dibattito l’intero territorio interessato dalla tratta denominata non a caso la “ferrovia delle arance”.