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EtnaForum, De Luca attacca Schifani: «A Ragalna gli hanno somministrato metadone politico»

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Dall’avanzo di amministrazione alla sanità, dalle infrastrutture al futuro dell’Autonomia: il leader di Sud chiama Nord rilancia la sua sfida politica e boccia senza appello il bilancio del governo regionale.


Ha scelto l’ironia, ma il messaggio politico di Cateno De Luca all’EtnaForum è tutt’altro che leggero. Il leader di Sud chiama Nord ha puntato direttamente contro il presidente della Regione Renato Schifani, trasformando il confronto di Ragalna in un nuovo capitolo della sua opposizione al governo regionale.

Il titolo della sua provocazione è già una dichiarazione di guerra politica, «Perché a Ragalna hanno somministrato del “metadone politico” a Schifani?».

Secondo De Luca, infatti, durante l’appuntamento sarebbe apparso un presidente «visibilmente nervoso», impegnato, nella sua lettura politica, a rivendicare i risultati contabili della Regione attraverso numeri e bilanci. Ma è proprio sull’interpretazione di quei numeri che arriva l’affondo più duro.

«L’avanzo non è necessariamente un successo»

De Luca contesta l’idea che un consistente avanzo di amministrazione possa essere automaticamente considerato una prova dell’efficienza del governo regionale.

La sua tesi è netta, avere risorse disponibili senza riuscire a trasformarle in servizi, investimenti e interventi concreti non sarebbe un successo, ma il segnale di una macchina amministrativa che non riesce a spendere.

Sanità, infrastrutture, giovani e imprese sono i settori indicati dal leader politico come emblematici di questa contraddizione.

«Avere i soldi in cassa e non usarli per la sanità, per le strade, per i nostri giovani e per le imprese significa grave deficienza amministrativa».

Una lettura evidentemente politica e polemica, che sposta il terreno dello scontro dal semplice dato contabile alla capacità effettiva della Regione di trasformare le risorse in crescita e servizi per i cittadini.

La vera sfida è capire dove finiscono i soldi

È questo, probabilmente, il punto più interessante dello scontro. Un bilancio pubblico non può essere letto soltanto attraverso la dimensione dell’avanzo o della liquidità disponibile. La questione politica è capire quali risorse siano effettivamente spendibili, quali siano vincolate, quali siano state impegnate, quali siano state effettivamente pagate e quali risultati concreti abbiano prodotto.

Ed è proprio su questo terreno che la polemica di De Luca può diventare più sostanziale, non soltanto «quanto c’è in cassa», ma quanto di quelle risorse arriva realmente ai siciliani. Naturalmente, definire l’avanzo come prova di «grave deficienza amministrativa» rappresenta una valutazione politica di De Luca e non una conseguenza automatica del dato contabile. Per stabilire l’effettiva capacità di spesa della Regione servirebbe infatti analizzare composizione dell’avanzo, vincoli, residui, impegni e stato di attuazione degli investimenti.

Il «Governo di Liberazione» e la Sicilia oltre i partiti

L’intervento di Ragalna non si è però limitato alla critica a Schifani. De Luca ha utilizzato l’occasione per ribadire quella che definisce la rotta del suo futuro progetto politico, un «Governo di Liberazione» fondato su tre parole chiave, autonomista, civico e progressista.

Autonomista, con l’obiettivo dichiarato di una Sicilia «libera dalla schiavitù romana». Civico, immaginando una Sicilia «al di sopra dei partiti». Progressista, con l’ambizione di rompere quella che De Luca definisce una «conservazione stagnante» e portare l’Isola nelle condizioni di diventare protagonista nel Mediterraneo. Non è soltanto uno slogan elettorale. È il tentativo di costruire una narrazione politica alternativa sia al centrodestra che governa Palazzo d’Orléans sia agli schemi tradizionali dell’opposizione.

Il doppio messaggio a La Russa e Galvagno

Nel racconto della giornata, De Luca ha inoltre sottolineato il confronto avuto con il presidente del Senato Ignazio La Russa e ha ringraziato il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno per le parole espresse nei suoi confronti. Un passaggio, quest’ultimo. apparentemente distensivo, ma politicamente significativo.

Da una parte l’attacco frontale al presidente della Regione. Dall’altra, il riconoscimento dei rapporti istituzionali con figure di primo piano del centrodestra siciliano e nazionale. De Luca sembra così voler mantenere aperto il terreno del confronto istituzionale mentre prepara una partita politica molto più ampia.

«La Sicilia può essere protagonista del Mediterraneo»

La conclusione è quella di un candidato che, almeno nelle sue parole, non sembra intenzionato a rallentare.

«Io non mi fermo e non mi stanco».

E ancora: la Sicilia, secondo De Luca, avrebbe «tutte le carte in regola per essere la vera protagonista del Mediterraneo». È qui che la polemica contro Schifani diventa parte di un progetto più grande. Non soltanto contestare l’attuale governo regionale, ma proporre una diversa idea di Sicilia: più autonoma da Roma, meno dipendente dalle logiche dei partiti e più aggressiva nella ricerca di un ruolo economico e politico nel Mediterraneo.

Il vero banco di prova, però, saranno i numeri. Perché se De Luca contesta a Schifani di sventolare i bilanci, sarà inevitabilmente chiamato a dimostrare che la sua alternativa non si limita a una diversa interpretazione delle cifre, ma è capace di indicare dove trovare le risorse, come spenderle e soprattutto quali risultati produrre.

Da Ragalna, intanto, la sfida è stata lanciata. E il “metadone politico” evocato da De Luca è destinato a diventare una delle immagini più iconiche dell’EtnaForum 2026.