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FERROVIA DELLE ARANCE, ADESSO IL PATTO DEI SINDACI DELLA VALLE DEL SIMETO. Le interviste

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Dalla conferenza sulla Ferrovia delle Arance all’ex Macello di Paternò una proposta concreta, un tavolo  permanente e un documento unitario dei territori per il Patto dei Sindaci della Valle del Simeto. La Motta Sant’Anastasia–Regalbuto non è soltanto un’infrastruttura da ripristinare, può diventare una delle chiavi per ripensare mobilità, agricoltura, turismo, beni culturali e aree interne.

Per troppo tempo la Ferrovia delle Arance è stata trattata come una fotografia ingiallita appesa al muro della memoria siciliana. Una linea che c’era, che aveva trasportato persone, merci e soprattutto gli agrumi della Valle del Simeto, e che progressivamente è stata consegnata all’abbandono. Oggi, però, qualcosa è cambiato.

Il confronto è tornato al centro dell’agenda territoriale. E non è più soltanto una discussione nostalgica sulla ferrovia che fu. È diventato un confronto sul modello di territorio che i Sindaci della Valle del Simeto vogliono costruire. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire.

I lavori, introdotti e coordinati da Mirko Oliveri, portavoce del Comitato promotore, hanno visto le relazioni di Francesco Finocchiaro, Coordinatore regionale siciliano di Archeoclub d’Italia, Gaetano Laudani, direttore del Genio Civile di Catania, Salvo Fiore, direttore della Ferrovia Circum Etnea, Ignazio Mannino, dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura, del sindaco di Santa Maria di Licodia Giovanni Buttô e del sindaco di Motta Sant’Anastasia Anastasia Antonio Bellia. Il sindaco di Adrano Fabio Mancuso, fuori sede, ha mandato un messaggio attraverso Tuccio Aiosa, del gabinetto del presidente dei questori dell’ARS.
Sono pervenuti anche i saluti istituzionali del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno e del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
  • NON UN BINARIO DA CONSERVARE. MA UN TERRITORIO DA RIPENSARE

La questione non può essere ridotta alla domanda: treno sì o treno no? È una domanda troppo piccola per una questione molto più grande. Il vero interrogativo è se quel corridoio territoriale debba essere conservato, tutelato e progettato per il futuro, oppure se debba essere progressivamente smembrato e trasformato in qualcosa di diverso senza una visione complessiva.

Il dibattito delle ultime settimane dimostra che esiste una pluralità di ipotesi. C’è chi propone il recupero ferroviario, chi immagina una greenway e chi ritiene indispensabile studiare una soluzione integrata. Anche il confronto pubblico registrato a Paternò ha evidenziato proprio la necessità di superare gli slogan e verificare concretamente condizioni tecniche, economiche e infrastrutturali. Ed è questa la strada più seria, prima studiare, poi decidere. Ma senza distruggere ciò che potrebbe servire domani.

  • IL TERRITORIO HA BISOGNO DI UNA VISIONE UNICA

Motta Sant’Anastasia, Paternò, Santa Maria di Licodia, Centuripe, Regalbuto e gli altri territori interessati non possono continuare a ragionare ciascuno per conto proprio. La Ferrovia delle Arance obbliga a cambiare prospettiva. Non è soltanto una questione ferroviaria. È una questione di area vasta.

Significa mettere attorno allo stesso tavolo amministrazioni comunali, Regione, Città Metropolitana, FCE, RFI, tecnici, agricoltori, operatori turistici, associazioni, professionisti e cittadini. Un progetto serio dovrebbe mettere sul tavolo almeno cinque questioni, mobilità, agricoltura, logistica, turismo e rigenerazione delle aree interne. Non sono compartimenti separati. Sono pezzi della stessa economia territoriale.

  • LA FERROVIA DELLE ARANCE E GLI AGRUMI

Il nome stesso della ferrovia racconta una storia produttiva. La linea serviva territori agricoli e, storicamente, ebbe un ruolo significativo nel trasporto degli agrumi e delle derrate. La stazione di Motta Sant’Anastasia, per esempio, era collegata alla composizione di treni merci destinati anche al trasporto degli agrumi e dei prodotti ortofrutticoli. Oggi quella vocazione potrebbe essere reinterpretata. Non significa immaginare automaticamente il ritorno al passato. Significa chiedersi se una moderna infrastruttura territoriale possa tornare a sostenere produzioni agricole, logistica, turismo rurale, mobilità sostenibile e collegamenti con i grandi nodi ferroviari. È una domanda concreta. E merita uno studio concreto.

  • IL MOMENTO È ADESSO

C’è anche una ragione per cui questo confronto è stato derimente.

Nel giugno 2026 la Città Metropolitana di Catania ha comunicato lavori di manutenzione straordinaria su un sottovia ferroviario della tratta Paternò–Schettino, richiesti da RFI. È un elemento che dimostra come parti dell’infrastruttura e delle opere ferroviarie siano ancora oggetto di interventi e attenzione tecnica.

Nel frattempo, già nell’agosto scorso, il sindaco di Motta Sant’Anastasia aveva proposto un tavolo tecnico intercomunale per valutare il recupero della tratta e costruire un’istanza condivisa da sottoporre agli enti competenti.  Adesso quel tavolo può diventare realtà.

  • SERVE IL PATTO DEI SINDACI DELLA VALLE DEL SIMETO

La proposta politica e istituzionale più importante che emerge da questo confronto potrebbe essere  il Patto dei Sindaci della Valle del Simeto. Non un semplice documento di buone intenzioni. Un atto politico-territoriale nel quale i Comuni interessati dichiarino che il sedime ferroviario rappresenta una risorsa strategica da tutelare e ne chiedano insieme il ripristino Un documento unico che avrebbe un peso diverso rispetto a tante singole richieste. Perché una cosa è chiedere. Un’altra è fare squadra. Ma una cosa deve essere chiara, nessuna scelta irreversibile dovrebbe essere compiuta prima di avere realizzato il patto territoriale. Questo è emerso unanimamente,

  • LA FERROVIA PUÒ DIVENTARE UN’IDEA DI TERRITORIO

È questo, in fondo, il punto più importante. La Ferrovia delle Arance può diventare il pretesto per tornare a parlare, stavolta con prestigio, della Valle del Simeto come di un unico sistema territoriale. Una valle nella quale il treno non sarebbe soltanto un mezzo di trasporto, ma un possibile elemento di connessione tra città, campagne, borghi, patrimonio culturale, paesaggio, produzioni agricole e turismo.

La discussione sulla ferrovia può quindi diventare una discussione molto più grande, che futuro vogliamo dare alle nostre aree interne? Perché senza collegamenti le aree interne si svuotano. Senza infrastrutture le imprese faticano. Senza mobilità il turismo rimane parziale. Senza una strategia comune ogni Comune rischia di combattere la propria battaglia isolatamente ed inutilmente.

La Ferrovia delle Arance ha rimesso in movimento qualcosa che da troppo tempo sembrava fermo: il confronto pubblico sul futuro del territorio. La conferenza programmatica del 18 settembre ha riunito amministratori, tecnici, associazioni, stampa e cittadini attorno a una questione che sembrava appartenere soltanto alla storia.  Adesso però bisogna evitare che il dibattito finisca con gli applausi. Il tempo delle conferenze deve lasciare spazio al tempo alle azioni. Trasformare un’infrastruttura storica in una visione contemporanea di territorio.

E per farlo serve un patto. Il patto dei sindaci della Valle del Simeto. Un tavolo tecnico. Un progetto unitario. Perché prima ancora di far ripartire un treno, occorre dimostrare che la Valle del Simeto ha deciso di ripartire insieme.

Le interviste: